IL PROGRAMMA

Una Piattaforma Su Cui Discutere

Patto per Alessandria

Il QUARTO POLO vuole rappresentare una risposta concreta alle vere esigenze e bisogni della città, far riscoprire l’orgoglio di essere alessandrini attraverso la Partecipazione, strumento necessario per stimolare i cittadini ad occuparsi della cosa pubblica.

APERTI

Nel QUARTO POLO trovano spazio ed espressione rappresentanti della storia e della cultura laica, e democratica che vede nel federalismo europeo la dimensione su cui costruire una nuova identità nazionale rivolgendosi ai cittadini nelle sue diverse professioni (architetti, ingegneri, avvocati, medici, farmacisti, liberi professionisti, commercianti, dipendenti del settore pubblico e privato, operai, docenti, studenti, casalinghe e pensionati) diversi tra loro ma accomunati dalla ferma volontà di contribuire alla rinascita e al rilancio della città di Alessandria. Principio fondamentale altresì è l’inclusione sociale dal momento che la nostra realtà locale convive oramai da tempo con culture extraeuropee.

I Valori

Per il QUARTO POLO i principi e i valori sanciti nella Costituzione repubblicana nata dalla lotta di Liberazione, in particolare quelli di libertà e di giustizia sociale, sono fondamentali e ispiratori per questa iniziativa amministrativa che intende candidarsi al governo della città. La Visione del QUARTO POLO è finalizzata a trasformare Alessandria in una realtà nella quale il MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELLA VITA rappresenti il volano per rilanciare l’economia, il lavoro , il commercio e tutte le attività produttive che ruotano intorno alla città capoluogo, per non dimenticare poi gli aspetti legati al mondo della cultura e dell’enogastronomia, che hanno storicamente caratterizzato e contraddistinto il territorio alessandrino inserito nell’area del Monferrato.

La Realizzazione

Per realizzare questa idea di rilancio della città, è necessario porre l’attenzione al presente e descrivere in modo chiaro cosa fare e quali strumenti adottare per realizzare gli obiettivi prefissati che devono essere chiari, possibili, misurabili, raggiungibili, identificabili e controllabili nella più totale trasparenza. Crediamo che Alessandria dovrà essere sempre più rappresentata come una vera e propria piattaforma nella quale l’innovazione, l’internazionalizzazione, la disponibilità di competenze qualificate, la capacità di mobilitare, la collaborazione tra soggetti diversi e complementari permetteranno di creare una vera e propria rete di produzione e innovazione. L’esistenza di reti ben strutturate di infrastrutture materiali e immateriali permetteranno di accelerare il processo di decisione politica e di diminuire così i tempi di attuazione degli interventi. Alessandria si deve trasformare in una vera e propria Smart City (città intelligente) e quindi occorre che si diffonda a tutti i livelli l’approccio che permetta di valorizzare le eccellenze nelle risorse locali, stimolare la diversificazione tecnologica, le complementarietà tra settori contigui, tra storie e culture diverse al fine di una maggiore condivisione e inclusione.

Quartieri, partecipazione, democrazia dal basso

La partecipazione, come già accennato, è uno strumento fondamentale per realizzare i vari obiettivi di questo programma e, più in generale, innescare il percorso di cambiamento che consideriamo necessario per questa città.
A fine di superare l’attuale crisi della rappresentanza, contrastare quel senso di disagio e di impotenza che spingono molte persone ad allontanarsi dalla vita pubblica, occorre stimolare e alimentare occasioni nelle quali i cittadini, attraverso il confronto argomentato, diventino promotori e attivatori di cambiamento, anziché oggetti di politiche pubbliche decise altrove e percepite come imposte dall’alto.
È necessario, come amministrazione comunale, raccogliere senza esitazione questa sfida, ponendosi l’obiettivo di alimentare la coesione sociale e il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, con la consapevolezza che la qualità della partecipazione democratica non appesantisce, come purtroppo sempre più spesso molti leader e partiti politici tendono a far credere, l’azione di governo, ma la sostiene e la alimenta, rendendola più efficace e, spesso, più efficiente.
Un ambito privilegiato nel quale si può lavorare in questa direzione è quello dei quartieri. La legge di stabilità per il 2010 (n. 191/2009), ha abolito le circoscrizioni, conservandole soltanto nei Comuni oltre i 250 000 abitanti. Per le città piccole e medie come Alessandria, questa scelta, paradossalmente, può essere un’opportunità di ripensare in modo diverso il proprio modello di partecipazione democratica e la propria diversità rispetto alle realtà metropolitane. Le circoscrizioni, infatti, non mostrando più vitalità e creatività e perdendo gradualmente contatto con il proprio contesto socio-urbanistico, finivano per assumere un modello molto distante, se non addirittura antitetico, rispetto a quello che, a partire dagli anni Settanta, ne aveva ispirato la costituzione. Oggi, dunque, si può ripartire rovesciando letteralmente la prospettiva rispetto al ciclo ormai concluso delle circoscrizioni. Non si tenta di ripristinare forme di partecipazione territoriale sub-urbana a partire da meccanismi istituzionali, reintroducendo elezioni e altre procedure, che finirebbero necessariamente per riprodurre circuiti di rappresentanza politica, anziché invertire la direzione del percorso partendo dai cittadini, dalle relazioni vitali nei quartieri per poi puntare, solo dopo aver creato nuovi spazi di azione partecipativa per la società civile e i corpi intermedi, a una istituzionalizzazione.
Partire dal basso, tuttavia, non significa promuovere iniziative o eventi estemporanei e occasionali, basati sullo spontaneismo e sull’improvvisazione.
Quello che si vorrebbe proporre è un percorso pianificato e dotato di un metodo elastico ma con criteri e regole chiare e ben definito, da sperimentare inizialmente in due o al massimo tre quartieri, per poi estenderlo nella altre aree della città. Le fasi di questo metodo sono tre.

Discussione

Fase della discussione regolata e informata.
In questa fase gruppi di cittadini dei quartieri sono invitati a confrontarsi su alcune tematiche rilevanti per il territorio, supportati da esperti che regolano la discussione, fornendo anche informazioni utili a inquadrare il problema affrontato. In questa fase si individuano possibili interventi realizzabili a partire da un’azione auto-organizzata, in cooperazione con l’amministrazione.

Progettazione

Fase della progettazione partecipata.
I cittadini si riuniscono nuovamente per costruire un piano di intervento. Supportati anche in questo caso da esperti e progettisti, si definiscono compiti, ruoli, tempistiche, risorse.

Azione

Fase dell’azione collettiva. In questa fase la rete dei cittadini, delle associazioni, delle realtà vitali del quartiere deve allargarsi a scuole, parrocchie, circoli, centri di animazione sociale e culturale, al fine di garantire la più ampia partecipazione possibile e il successo dell’intervento. Che si tratti del riutilizzo di uno spazio in disuso e abbandonato, la cura di uno spazio di verde pubblico, la promozione di un’iniziativa a favore del piccolo commercio, piuttosto che l’organizzazione di uno spazio di ricreazione e doposcuola pomeridiano per i ragazzi, la chiave del successo è comunque la cooperazione tra soggetti, individuali e collettivi, che diversamente, in assenza del percorso di partecipazione, difficilmente si sarebbero incontrati e avrebbero unito le forze in un’iniziativa comune.

Un metodo simile ha già dato risultati significativi in diverse realtà, come il caso del CEP a Genova o, più di recente, l’esperienza condotta a Novara. Siamo convinti che anche ad Alessandria, città caratterizzata da una grande vitalità di associazioni e centri di aggregazione in molti quartieri, sia possibile mettere a sistema queste forze e promuovere percorsi partecipativi strategici, duraturi, capaci di costruire interazioni tra cittadini e istituzioni stabili continuative nel tempo

“Il miglioramento della qualità della vita in Alessandria può avvenire se e solo se si definiscono delle priorità o meglio se si tiene conto di tre aspetti necessari e fondamentali”

Ambiente

Occorre quanto prima intervenire nei seguenti ambiti:

Verde:

Elaborare un piano del verde, con al primo punto ridare ai giardini pubblici e alle principali aree verdi della città il ruolo storico che hanno sempre avuto utilizzando anche personale volontario e coinvolgere attraverso appositi bandi gli studenti per lo studio del territorio.

Energia:

l’adesione italiana all’intesa di Kyoto ha imposto di adottare, anche a livello locale, la riduzione percentuale delle emissioni di anidride carbonica. Attraverso collaborazioni pubblico/private è possibile realizzare progetti virtuosi e programmi di educazione rivolti al risparmio energetico sia per le scuole che per i cittadini. L’attenzione dovrà essere anche rivolta alla possibilità di stipulare accordi con diversi settori tra i quali quello residenziale, terziario, industriale e della mobilità per favorire la riconversione di tecnologie e modalità organizzative che comportino abbassamenti dell’emissione di CO2, e quindi ,per raggiungere tutto ciò, occorre fare un’azione capillare coinvolgendo le diverse associazioni di categoria. Infine, far sì che tutta l’amministrazione comunale e tutte le aziende partecipate si dotino di un parco automezzi con visione rivolta al futuro: automezzi elettrici o comunque a bassissimo impatto ambientale.

Aria:

Strettamente connesse con quelle per la mobilità sostenibile, occorre incentivare politiche strutturali (potenziamento del trasporto pubblico). Chiusura totale del traffico nel centro storico della città. Miglioramento nel controllo e nel monitoraggio delle centraline per la rilevazione del tasso di inquinamento già predisposte. Utilizzare sempre di più energie alternative.

Rifiuti:

Aumentare la % di raccolta differenziata dei rifiuti utilizzando anche tecnologie più intelligenti e innovative rispetto al passato. Incentivare tutto ciò che porta al riciclaggio di materiali.

Acqua:

Occorre promuovere campagne di informazione e azioni concrete di cambiamento indicando anche le tecnologie appropriate per i diversi gruppi sociali, a partire dal settore agricolo, industriale, terziario e civile/domestico, allo scopo di risparmiare e conservare l’acqua ed impedire la diffusione di sostanze inquinanti pericolose.

Educazione ambientale:

Sviluppare maggiormente iniziative di educazione all’ambiente, rivolte a tutte le scuole di ogni ordine e grado. Campagne di informazione dove vengano evidenziate e pubblicizzate una serie di informazioni mirate a promuovere uno stile di vita più virtuoso, attraverso l’adozione di modelli organizzativi e di sistemi finalizzati alla protezione ambientale.

La salute dei cittadini viene prima di tutto! Viene prima di ogni decisione politica assunta in nome e per conto di una qualsivoglia razionalizzazione dei costi. Se riorganizzazione sanitaria ci deve essere, non devono pagarla i nostri concittadini ,specialmente coloro che abitano in zone periferiche della provincia e per di più in assenza di collegamenti stradali e ferroviari efficienti. Per questo il nostro impegno si focalizzerà sul mantenimento anche di strutture ridimensionate purché presenti su ogni realtà territoriale, in particolare in ogni singolo centro zona. Quindi, garantire presidi di prima assistenza e cure. Accorpare o peggio ancora chiudere del tutto piccole realtà ospedaliere in nome e per conto di fantomatiche operazioni di razionalizzazioni di costi alla faccia dei nostri concittadini e dell’occupazione, ci sembra veramente vergognoso. Occorre che la Regione affronti con serietà e lungimiranza la riorganizzazione dei servizi sanitari garantendo il diritto-dovere per i cittadini di curarsi. In attesa occorre che tutti i territori della provincia siano uniti in un’unica battaglia e non si arrivi a mettere un presidio o, peggio ancora, un territorio contro l’altro. Infine, la realizzazione di un nuovo e unico ospedale in provincia di Alessandria non rappresenterebbe altro che un dispendio di costi e di energie che potrebbero essere invece utilizzate nel far funzionare di più e meglio le attuali strutture ospedaliere riqualificando l’ospedale civile di Alessandria e riutilizzando le strutture dell’ex ospedale psichiatrico evitando così di avere un ulteriore contenitore vuoto in città.

Adozione di tariffe per fasce di reddito progressive per i servizi a domanda individuale. Adozione di politiche di assistenza sociale per gli anziani (la stima per Alessandria è che gli over 70 siano pari nel 2020 al 18% della popolazione, cfr. studio recente Fondazione Einaudi sul Piemonte), quali consegna a domicilio non solo di medicinali, ma anche di generi alimentari per coloro con difficoltà temporanee ad uscire di casa, avvalendosi delle strutture di volontariato e cooperative. Stimolo alla costruzione di “condomini-caseriposo”: realtà cioè di edifici composti da mini alloggi per conservare l’ indipendenza di anziani autosufficienti, con servizi centralizzati di pulizia, infermieristica, sicurezza, manutenzione impianti ecc…..

Un retaggio politico e culturale ha voluto far sì che ogni qualvolta si parla di sicurezza questo tema appartenga per forza di cose alla destra.
Crediamo invece che quando si parla di sicurezza non si guarda né a destra né a sinistra, ma si intende che essa dovrebbe tradurre in atti e comportamenti responsabili di un buon amministratore locale, ovvero fin dal suo primo giorno di lavoro l’obiettivo dovrebbe essere quello di adottare tutti i mezzi e gli strumenti per tutelare l’incolumità dei suoi concittadini. Il problema si potrebbe risolvere con l’ausilio di lampioni intelligenti con capacità visiva in grado di garantire risparmio energetico. Oppure ogni quartiere o piccola realtà che si dota di un sistema di sicurezza e anti intrusione intelligente abbia la possibilità per i costi sostenuti di usufruire di agevolazioni anche fiscali. Altro aspetto da non sottovalutare è un censimento di tutti gli edifici pubblici in stato di abbandono che potrebbero essere diventati luoghi di attività illegali, la prevenzione verso le situazioni di degrado sociale che determinano emarginazione (evitare situazioni di zone/quartieri “ghetto”), favorendo l’ inclusione dei nuovi cittadini in tutta la città (gli eventi terroristici in Francia e Germania traggono origine non da immigrati ma da nativi di seconda generazione residenti ed emarginati nei quartieri dormitorio). Alcuni esempi pratici che potrebbero essere adottati: 1) accordo con i commercianti per il prolungamento dell’ illuminazione delle vetrine fino ad un’ ora più tarda, con un eventuale sistema di riduzione delle imposte afferenti alle insegne ed alla pubblicità, 2) trasferimento del mercato ambulante da piazza Garibaldi ai giardini pubblici al fine di incrementare il passaggio ed il passeggio nell’ area e “scacciare” individui potenzialmente pericolosi per la sicurezza pubblica.

Chi sono i nuovi poveri? Coloro che rimangono senza un lavoro con una famiglia da mantenere, i pensionati che faticano ad arrivare a fine mese, giovani cresciuti in contesti ai margini della società, giovani che abbandonano gli studi e non cercano nemmeno un’occupazione, giovani soggetti al fenomeno della droga, e persone ammalate di ludopatia. Le migliaia di immigrati che arrivano nel nostro bel paese e che poi rimangono delusi da quello che effettivamente trovano. I tanti volti di coloro che tutti i giorni frugano nei cassonetti e che facciamo finta di non vedere. Coloro che a causa della recente crisi finanziaria erano abituati a condurre una vita dignitosa, pensiamo ai liberi professionisti i quali molte volte ,non accettando il loro nuovo status, hanno compiuto atti estremi. Ebbene che cosa si può fare per loro?
Sicuramente, le persone non vanno abbandonate a loro stesse, ma andrebbero coinvolte nella società in progetti di volontariato e in lavori socialmente utili per la collettività. E poi, perché non pensare a lavori di pulizia e manutenzione delle aree verdi, organizzare dei veri e propri laboratori dove le persone più anziane insegnano a quelle più giovani le attività e i lavori di una volta?
Tutto ciò sarebbe possibile grazie a incentivi e contributi che potrebbero arrivare da privati e dall’accesso a fondi europei. Ripensare e riprogettare i nostri bellissimi centri storici inserendo le attività di una volta al posto dei tantissimi negozi che sono chiusi ormai da anni e che deturpano il luogo. Questo rappresenta un piccolo ma prezioso contributo e tentativo per ridare dignità a quelle persone che purtroppo, a causa della crisi economica, hanno perduto il loro lavoro. Creare un coordinamento tra tutte le associazioni di volontariato con finalità di aiuto alla povertà in modo concreto e fattivo.

Organizzazione

L’attuale organizzazione del lavoro è pessima rispetto alla tecnologia a disposizione. Meno burocrazia, più speditezza e quindi maggiore efficienza nei servizi rivolti ai cittadini. Strutturare una nuova pianta organica in grado di ridurre le procedure burocratiche e ampliare i servizi ai cittadini, alle imprese e alla città. Realizzare corsi di riqualificazione del personale, supporto alle imprese per i bandi comunitari e nazionali che prevedono disponibilità di risorse. Il concetto di Amministrazione comunale deve rimandare all’idea del fare, dove oltre a ridurre la burocrazia, bisogna analizzare i costi diretti e indiretti della “macchina comunale”, per poter risparmiare denari pubblici per reinvestirli in servizi e riduzione delle tasse, come ad esempio i costi riguardanti il numero e gli emolumenti dei dirigenti. Esaminare i costi di gestione edifici comunali, come riscaldamento, energia elettrica ecc.. Vi è molta diversità fra concetto di privato e pubblico, quasi come se la “cosa” pubblica non ci riguardasse; questa osservazione sembrerebbe forse troppo severa, ma se ci fosse più amor proprio nel gestire la cosa pubblica, annualmente si avrebbe un risparmio notevole: il Comune deve ritornare ad essere la casa di tutti gli alessandrini, una casa trasparente, quindi deve stare a cuore maggiormente ai propri dipendenti. Prevedere i delegati del Sindaco nei sobborghi con possibilità di rilasciare documenti di prima necessita. Ristrutturare il corpo vigili urbani prevedendo l’installazione di lampioni intelligenti con funzione di video camera. I Vigili Urbani devono essere un esempio per i cittadini, devono scendere nuovamente in strada, fare multe, punire gli automobilisti che non rispettano più né la città né i pedoni, combattere il teppismo che negli ultimi anni in Alessandria imperversa con episodi ben noti alla cronaca. Utilizzare per alcuni servizi personale volontario pensiamo al nonno civico davanti a tutte le scuole di ogni ordine e grado al posto dei vigili che potrebbero essere utilizzati altrove.

 

 

Con la multiutility si è costruito il contenitore, adesso occorre procedere all’integrazione dei servizi aziendali e definire un’offerta commerciale integrata (acqua, metano, elettricità e trasporto) salvaguardando le proprie utenze dalla concorrenza esterna (Teleriscaldamento, Enel, Eni e privati vari). – Riorganizzazione delle linee degli autobus, non più “aggiornate”. Aumento inquinamento atmosferico e malcontento degli utenti per tempi di attesa lunghi e disparità di trattamento poiché le persone oneste che utilizzano l’autobus pagano i disonesti no. Il tema della mobilità sostenibile sta divenendo sempre più importante, non solo per ragioni ecologiche ma anche per l’oggettiva necessità di ridurre il consumo di risorse energetiche. Una seria politica a favore della mobilità sostenibile non può prescindere dalla rivalutazione del trasporto pubblico. Trasporto pubblico, che auspichiamo possa tradursi in anche in un valido strumento per raggiungere i principali centri zona con la città capoluogo. Unire i diversi territori indipendentemente dalla conformità territoriale. Questo può essere possibile se il sistema stradale e ferroviario viene inserito tra le priorità dell’agenda politica regionale. E’ inutile credere che il problema dei trasporti si risolva realizzando qua e là parcheggi a volte neanche utilizzati. Parlare di mobilità non significa altro che avere una visione integrata al tema dei trasporti e delle relazioni esistenti tra mobilità e territorio, ambiente e sistema economico. Così facendo auspichiamo che si metta al centro dell’attenzione non la modalità del trasporto ma chi si muove: il cittadino che deve spostarsi e le imprese che devono operare sul territorio della città così come nella provincia di Alessandria. E, quindi, quando si pensa al miglioramento nel sistema dei trasporti locali occorre porsi i seguenti obiettivi: ridurre la congestione stradale, specie nelle aree e lungo gli assi più trafficati; migliorare i servizi del trasporto collettivo incrementando pertanto l’offerta, contribuire a ridurre gli impatti sull’ambiente e favorire la riduzione dell’incidentalità stradale. Inoltre, proprio per affrontare seriamente questa problematica, Alessandria dovrebbe attraverso dei momenti di incontro e confronto coinvolgere attraverso la partecipazione gli stakeholder di settore ed i cittadini. Partendo dalla volontà di conoscere più a fondo la domanda di trasporto, occorrerebbe realizzare per ogni quartiere una sorta di matrice al fine di conoscere in modo puntuale le reali necessità. Nuovo piano industriale riguardante il Trasporto Pubblico Locale che non contempli più linee di autobus che attraversano la città, bensì che “avvicinino” i quartieri periferici ed i loro abitanti al centro storico della città senza intersecarla. Forte intervento con autorità regionali per il potenziamento dei servizi pubblici ferroviari verso Alessandria: è inutili sforzarsi di creare un’ Alessandria “attrattiva” se non è facilmente raggiungibile! Occorre ed è urgente la pedonalizzazione del centro cittadino, con investimenti pianificati concordati con commercianti e proprietari degli immobili per migliorare la qualità ambientale (piano del colore, ornato degli immobili, sintonia dei dehors e arredo urbano) per fare del centro un salotto. Riqualificazione del centro storico, ora sporco, fatiscente e centro di accoglienza per extra comunitari. Il centro storico è per antonomasia il bigliettino da visita di una città, il nostro è inguardabile e sta diventando invivibile.

 

 

Riportare nelle vie centrali di Alessandria quel commercio di prossimità che è praticamente morto e sepolto a causa di affitti elevatissimi che hanno soltanto uno scopo: arricchire alcuni. Conseguenza diretta la diffusione a dismisura di centri commerciali che, di fatto, con il passare del tempo diventano dei contenitori vuoti e che deturpano il territorio circostante. Risuscitare il commercio di una volta, pensiamo a quello di via Marengo, a quello intorno a Piazza Matteotti, a via Dante. Pensiamo che canoni d’affitto meno esosi automaticamente potrebbero dare diritto a ristrutturazioni agevolate, questo favorirebbe la riapertura dei negozi e la rinascita del piccolo commercio . Riportare o identificare le vie centrali storicamente legate al commercio alimentare pensiamo a via San Lorenzo o a via Guasco. Tutto parte dalla testa da un ragionamento e dalla volontà di costruire qualcosa per questa città per troppo tempo abbandonata a se stessa. Una rete funzionante e organizzata di navette che ti portano in centro gratuitamente in modo da vivere la città e migliorarne alla grande la qualità della vita.

 

 

Valorizzazione

Da troppi anni non si crede a fondo che l’ Università possa diventare un fattore primario di sviluppo per la città. Occorre “imporre” la presenza universitaria in città a tutti i soggetti interessati (stakeholders): il Rettorato novarese (con l’ individuazione di facoltà innovative e maggiormente inserite verso il mondo del lavoro (deprecabile la chiusura dei corsi di ingegneria), i docenti (per i quali andrebbe “trattata” la residenza in città quale fonte continua di produzione di cultura e non solo fonte episodica legata al momento della didattica), gli studenti (per i quali vanno costruiti momenti di comunità, quali mense universitarie, collegi, ostelli, ecc…..). Università come polo attrattivo con lo sviluppo delle facoltà innovative e a forte specializzazione, dotando la città con le strutture di supporto per il suo sviluppo. – Sì a facoltà innovative, rivalutazione del Conservatorio Vivaldi ad – Es. con una facoltà di musicologia, con l’organizzazione, magari in Cittadella, del Festival Internazionale del Jazz, visto che in Piemonte e in Alessandria abbiamo avuto e abbiamo nomi noti. Collaborazione con la facoltà di medicina, ora con sede a Vercelli e Novara, da parte dell’ospedale di Alessandria. La facoltà di Economia potrebbe essere ulteriormente ampliata, con Master legati ad es. al Marketing, poiché rientra sicuramente tra quelle Facoltà in espansione, dove docenti universitari hanno chiesto “un’apertura” cittadina, che purtroppo non è mai stata recepita. Oltre all’università, si dovrebbe tenere in considerazione anche lo sviluppo del settore terziario che Alessandria, grazie alla sua posizione geografica consentirebbe. Qui avrebbe potuto insediarsi Amazon (prima azienda al mondo in e.commerce) per la distribuzione dei suoi prodotto in tutta l’Italia – Nord occidentale e dare occupazione a 600 dipendenti con conseguente effetto domino sulle altre attività locali, ma questo non è stato recepito ed ora l’azienda investirà e aprirà altrove.

 

 

In questi anni si parla sempre della Cittadella senza poi avere il coraggio di definire un progetto organico ma soprattutto fattibile. Ecco allora che occorre pensare prima di tutto a come utilizzare per la cittadinanza e per il risveglio della città i “contenitori” minori: Caserma Valfrè, Ospedale Militare, Caserma Carabinieri di via Cavour. Per il progetto di utilizzo per la Cittadella è necessario il coinvolgimento di soggetti istituzionali che vanno oltre il Comune di Alessandria. Utilizzarli come esposizioni permanenti delle eccellenze dei nostri territori e del Monferrato, utilizzare parte di questi edifici come strutture di accoglienza per i parenti dei degenti provenienti da altre regioni italiane o come ostelli per i giovani studenti universitari . Perché non pensare di fare della Valfrè l’occasione per rilanciare la città e così riconquistare nei fatti il nostro ruolo di Capoluogo?. La Valfrè potrebbe essere l’occasione per creare le condizioni perché una parte dei visitatori dell’outlet di Serravalle Scrivia (7,5 milioni all’anno che con l’attuale ampliamento diventeranno circa 10 milioni) trovi una ragione per venire in Alessandria. La Valfrè deve avere un progetto complessivo strettamente legato alla città che escluda l’utilizzo di supermercati generici, ma punti a ridare identità e sia di richiamo alla nostra città valorizzando le eccellenze della nostra provincia. Siamo a conoscenza del fatto che un gruppo di cittadini sta lavorando su un’idea che con la Valfrè può cambiare veramente il volto di questa grigia città il ruolo di una amministrazione è governare il presente progettando il futuro. Noi pensiamo che le soluzioni semplici e fattibili siano preferibili a proposte roboanti. E’ opportuno un confronto tra l’Amministrazione Comunale di Alessandria ed i soggetti economici della città al fine di evitare scelte di cui poi pentirsi.

 

 

 

Diamo risposte alle vere esigenze e bisogni della città attraverso la partecipazione  per riscoprire l'orgoglio di essere alessandrini!

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